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27.08 - 03.09.07 Tenerife (Esp) - Estate 2007: “Inos, Meudio, Strep and Miccia”
"TENERIFE: DOVE TUTTO MUTA E L'UNICA CERTEZZA E' IL WATERPOOOOLOOOOOO"

L’ultimo viaggio di lavoro del gruppo sajotaro, orfano della loro (ex??) guida placentare, la Besha Morta, ha avuto quest’anno come meta la più estesa delle Isole Canarie, immersa nella liquida distesa atlantica. Come da previsioni la trasferta non è stata un momento di riposo, ma un vero e proprio periodo di divertito lavoro e impegno; basti pensare che i cervelli si sono tenuti molto caldi fin dal momento del tragitto in macchina e del volo di andata, quando Meudio voleva dimostrare le sue facoltà di tuttologo parlando, sotto esplicita e cortese richiesta dei compagni di ventura, dei “muschi e licheni nella penisola scandinava”, della branca della logopedia (“…che fa superare BRILLANTEMENTE problemi di pronuncia come ad esempio EUUE…”), e destreggiandosi in trasformazioni matematiche elementari, come il passaggio dagli acri alle yarde quadrate. Il volo di andata, durato più di quattro ore (ci stanca molto tenere adeso il culetto a dei sedili per un tempo così prolungato), con la compagnia di volo Spanair, è filato via fin troppo liscio e l’unica turbolenza era costituita dall’unica persona che aveva il sedile reclinato su tutto l’aereo, proprio davanti ad Inos...……(CONTINUA QUI SOTTO IN "Leggi tutto") ...........
A Tenerife la nostra location è il classico ecomostro, un pugno in un occhio immerso in un ambiente di antiestetica e selvaggia speculazione edilizia. Le due camere assegnate ai grilli sono al settimo dei 16 piani e comunicanti attraverso i terrazzini. Nella 727 albergano Miccia e Strep, nella 728 Meudio e Inos: tale composizione era stata decisa molto tempo prima, in quel del Blu Note, secondo regolare sorteggio. Nei sette giorni scarsi non sono esistiti momenti di vera e propria tregua e relax: se durante il giorno si esercitava il corpo a reagire ai raggi solari e alla lieve brezza (circa 100 km/h) serale, nei momenti dei pasti l’organo esercitato era la lingua, oltre che come supporto all’ingestione del bolo alimentare, anche per i classici discorsi, ormai divenuti cavalli di battaglia, su tutti i liquidi corporei (e anche rifiuti solidi) che l’umana specie è in grado di produrre e deglutire. L’ingordigia di gnosis sajotara ci ha portato a nutrirci di ogni aspetto che la vacanza ci offriva, esplorando territori variegati e cangianti, e stringendo relationships con Inglesi, Spagnoli e Mantovani. Veramente molto particolare l’oro-meteorologia (mi si conceda questo termine) di Tenerife: a Sud, dove eravamo alloggiati, territori pressochè desertici e spogli, con pochissimi spunti da un punto di vista ambientale e il cielo sempre sereno, tranne una leggera velatura nelle prime ore della mattina; salendo verso la parte settentrionale nuvole, clima più freschino, erba nella Valle dell’Orotava, e al centro dell’Isola, quasi a fare da faro, El Pico del Teide, vulcano inattivo (purtroppo) che ci presenta un paesaggio desolato e lunare.
E poi spiagge diversissime,come la “Playa de Las Arenas”, di chiara origine vulcanica, con sabbia sofficissima e nera più della pece, posizionata sotto i faraglioni a picco sull’Oceano di Los Gigantes, esull’altro fronte, a Nord-Est, a pochi kilometri dalla “capitale amministrativa” Santa Cruz de Tenerife, la “Playa de Las Teresitas”, molto più similare ad una spiaggia caraibica, con sabbia dorata, palme e un borghese (Strep) che non mette il culo per terra, ma noleggia un lettino…
Non solo escursioni hanno allietato il soggiorno sajotaro sull’Isola, ma anche l’ormai celebrato (e talvolta vituperato) culto della filantropia, classico marchio di fabbrica dei nostri eroi. C’è voluta meno di mezza giornata per capire che gli animatori in pectore dell’Hotel Fiesta Oasis Paraiso erano i Sajot: invito a non “grattare” rivolto ad altri ospiti durante una piccola competizione di minigolf, strusciamenti libidinosi al ritmo del “Shaky-shaky” contro il corpo di una vecchia balenottera nordica, e soprattutto, il richiamo ancestrale e potente, scandito con la furia degli Dei Nordici, verso le ore 16, alla sfida quotidiana a pallanuoto: “WATERPOOOOLOOOOOOOO!!!”… Il grido di battaglia sajotaro echeggiava per tutto il quartiere impedendo ai più pigri, coloro che erano dediti alla siesta pomeridiana, di riposare in pace. Le sfide, che iniziavano sotto la cenere del fair play, si dipanavano aumentando di agonismo e terminavano (sovente) con il fuoco disvelato di ardimentose risse acquatiche, con cumuli e colonne di cuffie e contendenti che dilaniavano le propire carni per la conquista della palla. E’ stato molto piacevole, e per certi versi pure commovente, sentire a qualsiasi ora della giornata, specialmente durante gli ultimi giorni di soggiorno bambini di diverse nazioni urlare in albergo “WATERPOOOOLOOOOOO!!” Il dado è stato tratto… e il tormentone lanciato.
I nostri stazionamenti lungo il perimetro della piscina dell’Hotel erano allietati dalla presenza di una famiglia inglese di Gloucester capitanata da Keith Reynolds “Our daddy”, e le sue adolescenti figlie, nipoti e aggregate, nonché cunice di sicuro avvenire. Senza tralasciare la moglie del nostro daddy, e soprattutto la nonna di famiglia, che Meudio si premurava sempre di salutare con un perentorio e caloroso “Hi, grandmother!!”. C’è da dire che il consiglio sajotaro, tornato per l’evenienza tetrarchico, sta studiando e progettando l’allontanamento dell’ormai dimissionaria Besha Morta e la precettazione e successivo arruolamento nelle fila sajotare, del Daddy. Questo uomo ci ha lasciato un’ottima impressione per una serie di motivi: libertà, onestà e giovinezza intellettuale, impegno e capacità di iniziativa (come nel momento in cui ci ha allietato con un english game, lo spooth, in cui il perdente veniva fatto volare in piscina), e sguinzagliamento della sua mandria di cunice (Abby, Holly, Tash e Rachel) addosso ai sajot per farli sentire coccolati. Sul versante spagnolo invece la conoscenza è stata lanciata e approfondita con due guapagnotte di nazionalità iberica: Aida e Lara. La prima conoscenza è avvenuta in una Iaccuzzi, ed è stata approfondita in serata sciorinando tutti i sinonimi della cunicia: smargnaccola, sbarzigola, plafoniera, topolona, cogno, majina, ed altri 4577 nomignoli.
Dopo una serata al Casino nel quartiere de Los Cristianos organizzata dal Tour Operator, la nottata successiva è stata dedicata al ballo e alla creazione di coreografie: è stato un tour de force, in giro con le due spagnole e altri due ragazzi spagnoli, in giro per i locali notturni di Playa de Las Americas; partiti con l’idea di rimanere un po’ sulle nostre, e spendere poche energie in vista delle escursioni dei giorni successivi, i programmi sono saltati in un batter d’occhio: sajot re del ballo acrobatico, e creatori di nuovi dance-hit del calibro di “Testa di miiiiinchia!!” (bellissima la versione con Meudio che canta il motivetto in faccia a statue del Buddha) e “Lu l’è al fradel de Fire, lu l’è al fradel de Fire, tuch i altri ien terooon!!” ispirata da Miccia e composta da Inos, in piena trance sudoripara. Balletti e coreografie di ogni tipo, che hanno raggiunto il culmine in un locale dove una pelandruska ferza si è strusciata su tutti noi minando all’integrità e all’igiene orale di Meudio, che però ha resistito stoicamente serrando la mandibola… dicevo.. balletti: palleggi immaginari di football bailado, 100 metri a ostacoli, tennis, basket, equitazione e dulcis in fundo, seduti sul pavimento a vogare simulando una gara di canottaggio a otto… spagnole in sollucchero e gente che guardava dentro dalla vetrata del locale e si metteva le mani nei capelli e sulla fronte, come presi da una sorta di terribile Sajot-mania. Non poteva di certo mancare il momento skatch-thriller: alle quattro di notte, un dì, la coppia Miccia-Strep scavalca la terrazza che li divide dalla camera di Inos-Meudio, riescono ad entrare in camera di questi armati di “carta igienica BAGNATA E APPALLOTTOLATA”, ma la facilità con cui il piano viene applicato fa venire da ridere a Strep… dalle risate parte un escalation: un eccessivo rilassamento fa scorreggiare Strep… sentiti quei “tuoni” Inos si sveglia dal suo torpore ed esclama, guardando Strep, sempre coperto dal suo lenzuolo fantasmatico “Cazzo fèsh??”; Meudio, ancora dormiente, parla: “Chi, mi??” e Inos: “Ma cosa ti, lù! Picio!!” A quel punto parte una pioggia di proiettili di carta igienica capitanata dal comandante Miccia in pieno Desert-storm revival… Inos non prova nemmeno a reagire e si fa schiacciare dal terrore pronunciando con voce flemmatica, iper-tranquilla: “Che poira”… e Miccia “Te dèsh gnà soddisfazion!!” Il giorno successivo i corpi di Meudio e Inos erano tutti circondati e martoriati dai proiettili di carta, e ogni notte non è più stata tranquilla, perché lo spirito dei fantasmi continuava ad aleggiare… Ma la notte non è solo guerra, terrore e divertimento: è anche il momento di riflessione e di interviste a cuore aperto tutti-contro-uno nel night-event denominato dai sajot “El Torchio”!!: un sajot al centro dell’attenzione, intervistato dagli altri tre, doveva rispondere al fuoco di fiamma di domande senza peli sulla lingua… un momento meno goliardico degli altri, più riflessivo e intimista, ma non per questo meno godibile… si è assistito a torchi della durata di quattro ore!! Un momento veramente impegnativo, e tuttora inconcluso, visto che rimangono da torchiare Meudio e soprattutto la Besha…
E così una settimana è stata vissuta come il solito al 105% delle possibilità, niente è stato lasciato al caso, siamo stati invitati esplicitamente ad andare a Gloucester a trovare i nostri english-friends, Strep ha dato la sua disponibilità ad ospitare le spagnole e a rinverdire i vecchi fasti delle pociate (non solo acquatiche). A me personalmente rimane il ricordo dell’ultima serata, al momento del crepuscolo, quando appena dopo l’ultima pociata in piscina esci bagnato e anche un po’ infreddolito per il vento e il sole che ormai sta per calare: lì guardai una coppietta di Mantovani e feci loro una proposta irrinunciabile: “Cosa ne dite se per scaldarci ci uriniamo addosso l’un con l’altro??” Il loro sorriso è valso più di qualsiasi esplicito assenso…..
Al momento del decollo si sentiva in lontananza un suono cupo, greve, ma vitale: che i Sajot abbiano rivitalizzato anche il Teide? Copyright Sajot 2007 by "Inos Sajot" (Testi), "Meudio Sajot" (Foto and Printing)
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