domenica 05 settembre 2010
 
 
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20071009 DIARIO DI MADRID (ESP) PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
marted́ 09 ottobre 2007

 18.01 - 21.01.07   Madrid (Esp) - Inverno 2007: “Inos, Meudio, Besha and Miccia”

"MADRID: INSEGUIMENTO A STREP"

Il diario del viaggio a Madrid giunge dopo nove mesi di riflessioni: il tempo necessario per consentire a Joshua di uscire dalla pancia di Anna per sorridere e divertirsi con Inos e gli zii sajot.

Quel che leggerete è solo la crema di quanto fatto, potrebbe apparirvi una storia di pura invenzione ma tutto è realmente accaduto dal 18 al 21 gennaio 2007.

L’anno 2006 era al crepuscolo e l’ingenuo Strep annunciò ai Sajot che il 2007 sarebbe iniziato con una trasferta in terra di Spagna. Lì avrebbe incontrato per la prima volta Amparo, colei che lo aveva incollato allo schermo di un computer durante il freddo inverno coccagliese.

L’annuncio, che altri avrebbero accolto con un semplice complimento e un augurio di buon viaggio, al contrario accese nei sajot una lampadina ad incandescenza, risvegliò in loro la mai sopita voglia di viaggiare.

Con discrezione i sajot raccolsero le informazioni del viaggio di Strep, un lavoro di fino, fatto con attenzione, domande pertinenti mischiate a innocue osservazioni che lasciarono il viaggiatore nel più assoluto torpore, inconsapevole di quel che sarebbe accaduto..ma d’altronde lui era l’Ingenuo e tale sarebbe rimasto..

In poco tempo ebbero il quadro completo del viaggio di Strep: l’aereo che avrebbe preso, il posto che avrebbe occupato ad andare e a tornare, dove avrebbe dormito, cosa avrebbe fatto, quante volte sarebbe andato al bagno..tutto, prima che lui partisse sapevamo tutti i dettagli....……(CONTINUA QUI SOTTO IN "Leggi tutto") ...........


 Il 19 gennaio 2007, dopo una breve dormita Miccia, Inos e Besha si dirigono a Milano Centrale per ricongiungersi con lo smartellatore Meudio e raggiungere insieme l’aeroporto di Malpensa.

Saliti sul treno un’innocua domanda di Miccia “Ce l’abbiamo tutti la carta d’identità?” getta nel panico la Besha che farnetica, sbianca, fruga in tutti gli scomparti del portafoglio ma non trova  quel pezzo di carta.

Panico, un intoppo burocratico rischia di affossare la missione prima di partire. Ma la Besha non bela mica invano!! Subito le sovviene che il prezioso cartaceo è in un fascicolo del Tribunale di Milano. L’ovino smonta dal treno a Rogoredo, cavalca la linea metro gialla, il tram 27, sale i gradini tre alla volta fino al sesto piano del Tribunale. Alle ore 8 da l’attacco alla Cancelleria.

La porta è chiusa. La lana della Besha comincia a infeltrirsi perché la Cancelleria apre alle 9, i dipendenti pubblici non sono il massimo della puntualità, l’aereo parte alle 11 più o meno, c’è il check in da fare… ma non tutti i giorni sono storti.

 Di lì a poco, si materializza una Cancelliera che apre la porta. La Besha ringalluzzisce, segue la donna, le dice sbattendo gli occhi: “Bella puledra, stamattina c’ho un aereo per Madrid. Ho lasciato la carta d’identità in un fascicolo. Mi lasci fare o intendi oppormi resistenza?”. Colpita e affondata. La donna offre tutto il suo aiuto per la ricerca del fascicolo ma la Besha la guarda e le dice: “ Non temere, so io dove è!” Allunga la mano, lo afferra, lo apre come quando uno apre i regali di Natale e vi trova la tanto desiderata carta d’identità.

Il gruppo nuovamente al completo si ritrova in Stazione Centrale e compatto va verso Malpensa.


L’aereo parte con un leggero ritardo a causa di un ciclone che aveva spazzato l’Europa continentale, allagando mezza Francia del Nord, affondando navi e traghetti nel Canale della Manica e scoperchiando le case dei teutonici.

Il cielo pertanto è battuto da folate di venti forti e scostanti. L’aereo sballonza, le ali si flettono, le hostess che di solito corrono leggiadre in quel corridoio stretto stretto si aggrappano a qualsiasi cosa pur di non cadere: è come viaggiare a forte velocità su una strada sconnessa su una di quelle vecchie jeep militari, scomode, con sedili poco imbottiti ma resistenti.

Alcuni passeggeri, al loro primo volo, non apprezzano l’intrattenimento e la fortuna di poter fare un viaggio un po’ agitato.

Seduto vicino a loro c’è Meudio a cui pongono la domanda sbagliata: “ Ma fa sempre così? è normale?”

Il più piccolo dei sajot, candido come un bambino li guarda e da la risposta giusta “Assolutamente..no. Ragazzi, qui ci si schianta!”

La coppia di passeggeri, a digiuno di umorismo, cade in un pozzo di angoscia: peccato.

Il volo procede regolare e Madrid improvvisamente compare sotto i nostri piedi. Pare un’oasi nel deserto perché al di fuori della città c’è solo il nulla: tutto è brullo e desolatamente disabitato e triste.

 

Raggiungiamo l’ostello con relativa facilità. La camera è il residuo di una campagna di conquista tedesca. Due letti a castello, su una parete è dipinta la bandiera della Germania, sull’altra una scena tratta dall’Oktober Fest. È ormai pomeriggio. Andiamo in centro a mangiare qualcosa: sono le tre, primo, secondo, vino, acqua e dolce..alle quattro la pancia è piena. Due passi e ci si presenta davanti il Barnabeu: la casa del Real Madrid, la società calcistica più prestigiosa al mondo che da anni rama solo delusioni e dispiaceri e che adesso ha in Don Fabio il proprio allenatore.

 

Si fa un giro attorno al teatro del calcio madrileno e poi si entra.

Gli spalti sono verticali, sembra di essere vicino al campo anche da lontano; ci infiliamo poi nella pancia del teatro piena di trofei e cimeli: tutto luccicheggia, tutto è una dimostrazione di ordine, forza, organizzazione e cura del dettaglio.

I giocatori del Real ci consentono di fare qualche foto con loro. Accettiamo l’invito e poi andiamo verso le tribune e poi giù fino al tappeto verde, fin alla panchina dove si siedono tante paia di gambe pagate milioni di euro.

Ma non è finita perché quando paghi l’ingresso per il Barnabeu ti fanno vedere tutto, anche lo spogliatoio, la doccia, la vasca idromassaggio per i giocatori, il lettino dei massaggi, la toilette e la sala stampa.

Inos e Miccia danno prova della loro capacità di interpretazione riproducendo dal vivo il movimento e la plasticità di una composizione di statue bronzee: superbi!

 

Usciamo che il sole se n’è andato. Torniamo all’ostello. Luca ci chiama e noi gli carichiamo il gerlo di balle, gli raccontiamo di essere a Isolaccia, in un locale (che non voglio menzionare per non fare pubblicità diretta, comunque quello dove ogni tanto qualcuno viene accompagnato con forza alla porta) a fare le nostre chiacchere, ecc.. Luca se la beve tutta e ci anticipa che il giorno dopo andrà al museo Del Prado. Noi siamo elettrici, lo scherzo sta andando avanti bene.

 

 

 

 

 

 

 

La sera si sgolano un paio di bottiglie di vino, si divora qualche piatto di paella valenciana e poi si gira un po’ la città: non matiamo la notte, torniamo all’ostello rapidi e ci mettiamo a parlare…Meudio crolla nel sonno rapido, poco dopo lo segue la Besha e alla fine restano a parlare da un letto all’altro Inos e Miccia.

La mattina come al solito è un trauma per il piccolo Meudio: lui non ce la fa proprio a saltare fuori dal letto, in più prima di uscire deve far refluire il sangue al cervello perché c’è chi la mattina può immensamente. Facciamo una colazionaccia e usciamo dall’ostello. Madrid alle 9 del mattino è deserta, sembra che abbiamo deportato tutti, tanta la differenza con la sera quando le strade brulicano di gente all’inverosimile, come api sull’alveare.

Attraversiamo strade, calli, piazze, i palazzi non mancano, nemmeno le piazze. Tutto è all’insegna del grande e dell’elegante ma subito scatta il confronto con la capitale d’Italia e Roma vince alla grande, tutta un’altra storia, lì magnificenza, storia, gloria e bello si mischiano in un connubio che Madrid può solo immaginare.

Raggiungiamo il Palazzo Reale: enorme, maestoso, imponente ma vuoto. La Famiglia Reale? Se ne sta in una casettina a due piani fuori Madrid…ma come è possibile? Sti spagnoli hanno voluto la monarchia e poi han lasciato che la Famiglia Reale se ne stesse altrove? Pare sia così. Gira, gira e gira e davanti ai nostri piedi compare Plaza Major: carina. Ma di lì a poco diventa stupenda.

 

Compaiono gli uomini della Guardia Civil, nella loro divisa grigio-verde, con in testa un cappello che ci potresti tranquillamente cuocere dentro un paio di uova tanto sembra una padella!

Li accogliamo con applausi scroscianti e poi scappiamo verso il palazzo della Posta, avanti al quale si trova la fontana dei festeggiamenti della Madrid del Real.

Lungo il tragitto rifacciamo colazione in un locale dove il barista scherza sul Cannavaro nazionale e su Don Fabio che, in effetti aveva qualche noia con il Real: beh, caro cazzone di un barista, son passati un po’ di mesi, ti avevo detto di aver fiducia e avevo ragione. Don Fabio ha vinto lo scudetto, Cannavaro ha giocato alla grande: allora, come la mettiamo?

A mezzodì incontriamo Lorenzito, mangiamo due bocconi pensando al panzone e poi ci dirigiamo verso il Prado nel tentativo di incontrare Strep.

 

Ci dividiamo per massimizzare le opportunità di incontrare l’Ingenuo ma le ricerche risultano vane. Restiamo a guardare quadri, sculture, opere e operette per un paio d’ore ma di Strep nessuna traccia. Cerchiamo di contattarlo al telefono ma la bestiola ha spento il suo ambaradan. Sconsolati torniamo all’ostello, la stanchezza (guardare quadri è meglio di un sonnifero) si impadronisce di tutti e quattro fino a quando l’agente delle entrate si mette in contatto con noi e ci dice di essere in Plaza del Sol.

Veloci come delle lepri inseguite dalla volpe, saltiamo fuori dall’ostello per raggiungere la piazza nella quale Strep ci aspetta.

Corri, corri, piglia la metro, sali le scale, corri, corri e arriviamo in Plaza del Sol…ci si guarda intorno ma lui non c’è.

Lo cerchiamo al cellulare e l’Ingenuo ci dice di essere andato in un posto lì vicino. La squadra parte di corsa per raggiungere la piazza dove c’è la statua di uno che scopa il pavimento: raccogliamo applausi come ad una marathona, arrivati nella piazza nuova delusione. Strep non c’è. Ci dividiamo per controllare tutte le strade di accesso. Niente. Il telefono diventa rovente. Da una parte c’è Strep, indeciso se credere o meno alla venuta dei suoi amici (con Amparo che lo piglia in giro), e dall’altra quelli che stanno girando a vuoto per le strade e le piazze. Ci dirigiamo verso Plaza Major mentre Strep è dall’altra parte...non troviamo la via ed il locale dove ci dice di essere..a quel punto comincia a montare la sfiducia, mista al nervosismo.

Miccia è irritato come un toro nell’arena, vorrebbe colpire il bersaglio, fare qualcosa ma fende solo aria, le sue corna sono potenti ma inutili; Meudio è contento di correre e quindi aspetta che gli dicano dove correre e lui va; Inos è un po’ come Miccia ma in versione ridotta; la Besha non capisce perché Strep non li aspetti e cerca di calmare il furente Miccia. Prende in mano la cornetta e e chiamato Luca gli dice che ci saremmo rivisti tutti il giorno dopo in aeroporto. Strep, si convince che i suoi amici non siano per davvero a Madrid e continua la serata con Amparo.

Lo scherzo non trova il suo epilogo quella sera ma il giorno dopo quando all’aeroporto l’Ingenuo, arruffato e in ritardo, prenderà il volo all’ultimo minuto e con stupore scoprirà che gli altri Sajot lo avevano per davvero seguito in Spagna, perché dove va un Sajot possono sempre arrivarci anche gli altri…....

 

 

 

 

 

Copyright Sajot 2007 by "Besha, ex madre placentare dei Sajot" (Testi), "Meudio Sajot" (Foto and Printing)

Ultimo aggiornamento ( marted́ 09 ottobre 2007 )
 
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