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25.01.10 "Un Sajot Padre e tutti gli altri zii.................”
"GRAZIE A STREP E ALA BIROC: CAMY, LA NUOVA PICCOLA SAJOTINA, E' TRA DI NOI.........." E giunse un’epoca nuova, nelle nostre raffinate esistenze: il tempo in cui si raccolgono i frutti dei propri semi, e quando la semente è buona (e attacca) non può che dare soddisfazioni. I sajot, credendo nello spirito cosmico sajotaro che ha permesso di fecondare l’ovulo birocchiano, rendendolo pregno di sacro spirito e fruttosio streponiano, spalancano i loro arti e accolgono la venuta al Mondo di Camilla, colei che ci darà una nuova linfa, un impulso a crescere e allo stesso tempo a ritrovare un vecchio sapore antico, più agonistico (immagino già un circuito cittadino a Isolaccia in cui i sajot si sfidano in giri lanciati spingendo la carrozzina!). Sentiamo tutti la responsabilità di dare a questa bresaolina di 2,990 kg un affetto sicuro, un conforto, e temo a volte, una protezione dai suoi genitori, un padre con un kiwi al posto del mento e una madre popputa che per mesi, all’insaputa del suo partner, ha ballato la danza della fertilità dopo ogni coito, facendo volteggiare vorticosamente le gambe in aria dopo gli amplessi, masticando chewing-gum all’estradiolo, scaldando con il phon il proprio ventre.......... (CONTINUA in leggi tutto)..........
Tutti questi rituali della maga hanno portato alla venuta alla luce di codesta principessa, condannata per il periodo infantile al culto estremo di Hello Kitty, a vivere in una casa color confetto, con torte di plastica e palle di pelo miagolanti, a vedere durante le notti insonni la proiezione mastodontica dell’orario di una famosa sveglia acquistata dal padre Strep in una giornata di tribolazioni e tormenti religiosi. Giovane Camilla, giungi in un periodo confuso, in cui un tuo zio (la madre placentare Besha Morta), per cercare sicurezze sulla propria identità, abbandona il suo nome, trasformandosi in Shenza (già in un momento di sconforto fu Aloba), abbandona i divertenti quartieri gay di Madrid, è in procinto di abbandonare la fredda abitazione pavesina per vedere se riesce a trovarne una ancor più gelida, e partecipa ad un corso fidanzati con la tenacia e la furia agonistica degna del Tyson di primi anni ’90. Sappiamo tutti che è dura portare avanti da una parte il peso della gens degli Strepon, un nome che riecheggia in tutte le macellerie più “in”, e dall’altra l’eredità scomoda di quell’artista “maledetto” e scanzonato del Merlo di Pezzel.  Tu hai il compito di diffondere il verbo (ma anche l’aggettivo e il sostantivo) per le vie lastricate di Segrate e di tutto l’hinterland milanese, trattenendo spesso il fiato, non per la classica questione dell’inquinamento della Metropoli, quanto per quei prodotti tipici gassosi che tuo padre è in grado di produrre dal suo artistico e fantasioso retrobottega… Aspettiamo di vederti in carne ed ossa, magari mentre devasti il seno materno (brava!) e come al solito, come con ogni persona verso cui vogliamo provare stima e gradimento, anche a te non faremo sconti: sarai sottoposta al pubblico ludibrio, derisioni continue, sbeffeggiamenti… Ci auguriamo che tutte queste “attenzioni” ti facciano sentire la vicinanza dei sajot in ogni momento, escluso quello del pranzo con carpaccio e acciughe in cui non puoi assolutamente distoglierli dai loro doveri alimentari! Un augurio va anche ai tuoi genitori: a Strep, che grazie alla tua venuta potrebbe assumere il nomignolo argentino “El Papy”… confidati sempre con lui e stai sicura che… un quarto d’ora dopo tutti gli altri sajot sapranno gli affari tuoi! E alla Vale Biroech, della gens dei Tettaz, donna cresciuta a colpi di quiz e reality show, che ti instraderà tuo malgrado all’ascolto coatto delle più grandi opere classiche, purtroppo reinterpretate e riarrangiate da lei al pianoforte, ti riempirà di atroci dubbi, ti instillerà il senso di colpa e ti proteggerà sotto la sua campana di vetro. Però ti darà da bere tanto buon latte, soprattutto adesso! Cerca di essergliene sempre grata perché pensa che quel latte non gliel’ha mai lasciato succhiare alla fonte nemmeno a tuo padre… Siamo qui, tuoi SAJOT |